L'Evento Prodigioso - Santuario Perello

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L'Evento Prodigioso

Il Santuario

In origine questo Santuario era sotto il titolo della Visitazione di Maria a Santa Elisabetta del Bosco, poi in seguito denominato Santuario della Vergine Maria del Bosco o dell’Olivo oggi definitivamente conosciuta come Madonna del  monte Perello e come tale era citato nei verbali delle Visite pastorali.
Come vedremo in questo capitolo, questo santuario sorge sul luogo dove la tradizione vuole sia apparsa la Madonna ad un contadino di Sambusita che si trovava in questo luogo a falciare fieno magro.
Quello del Perello è uno dei settanta santuari bergamaschi e cronologicamente è la seconda apparizione, dopo quella avvenuta alla Basella di Urgnano (Bg) nel 1356, canonicamente accertata  ed approvata in diocesi di Bergamo.

1. Il monte Perello

Il monte Perello, fa da spartiacque tra la valle Seriana, all’altezza di Nembro (zona di Salmegguia, patria del pittore Enea Talpino) e Alzano, e la valle dell’Ambriola coi comuni ci Selvino e Algua. Ha un’altezza di circa 1000 mt. Sopra il livello del mare ed è  una montagna scoscesa  e selvaggia, con boschi  di faggi, carpini, noccioli, castagni, vischi e pini ed un umido sottobosco che profuma di ciclamini, lungo la scoscesa falda della montagna si alternano anche piccole radure dove si taglia un fieno selvaggio. Questo monte forma un seno, cioè una valletta stretta e angusta chiusa da piccoli promontori.
Da questa montagna passava uno dei sentieri, in cui si diramava la strada di commercio, che portavano verso Nembro e Alzano, percorsi dai viandanti che dalla Valle Serina scendevano verso la città oppure che dalla Valle andavano verso il Passo di San Marco e la Valtellina.
In una gola di queste vallette che solcano la montagna, all’altezza di 890 mt. sorge il Santuario di Santa Maria ad Elisabetta,  Madonna del Bosco poi denominata Santa Maria del Bosco ed infine  Madonna del Perello.
Questo santuario, costruito su un piano strappato alla scoscesa montagna,  un tempo era raggiungibile solo a piedi, attraverso mulattiere che si inoltravano nel bosco partendo da Selvino, da Sambusita/Rigosa o da Miraguelo. Solo verso la fine del XX secolo esso è raggiungibile da una comoda strada che arriva sul piazzale antistante il Santuario stesso.


1. L’evento miracoloso

Se noi osserviamo la storia delle varie apparizioni, notiamo che queste avvengono sempre in un contesto storico turbolento sia per la vita spirituale che politica dell’uomo. Lourdes, Fatima, le varie lacrimazioni della Madonna si sono verificate in momenti in cui la fede del popolo cristiano stava pian piano andando alla deriva oppure mentre il mondo stava combattendo guerre assurde. A Lourdes (1858) la Madonna appare mentre la Francia viveva il travaglio post rivoluzionario; a Fatima (1917) nel pieno della Prima Guerra Mondiale, a Treviglio (Bg) la Madonna piange mentre la cittadina della Gera d’Adda stava per essere messa a ferro e fuoco dalle milizie francesi. (1522).
Anche in terra bergamasca, come ebbe a dire un sacerdote operante in una delle parrocchie della valle, in una sua predica di molti anni fa, Maria apparve più volte in questa terra per manifestare la sua predilezione a questo popolo e per preservarlo, con la sua amorevole presenza, sia dalle guerre fratricide, tra guelfi e ghibellini, che specialmente nel XIV e XV secolo hanno insanguinato la terra bergamasca, sia dal dilagare delle dottrine protestanti provenienti dal nord Europa e qui facilmente penetrabili a causa delle vie di comunicazione che collegavano lo stato della Serenissima Repubblica Veneta con la Svizzera e la Germania. Penso che il semplice pensiero di quel sacerdote non sia per niente privo di fondamento. Infatti, sono molte le apparizioni della Madonna e i Santuari sorti tra il XV e il XVI secolo nelle nostre valli prealpine e nella pianura bergamasca, e una delle caratteristiche è stata quella dell’invito alla preghiera e della costruzione di un luogo dove pregare.
In questo solco si può iscrivere anche il Santuario del Perello. Rigosa e Sambusita in quel periodo erano state teatro di scorribande e di lotte tra le fazioni guelfe e quelle ghibelline, con incendi e devastazioni, è nota la distruzione della torre di Rigosa. La nascita del virgulto d’olivo dal ceppo marcio di faggio può essere interpretato quindi come un invito alla riconciliazione per le popolazioni di questa piccola valle posta tra il Serio e il Brembo
Diamo ora uno sguardo a questo fatto miracoloso, esaminandolo sia sotto l’aspetto della tradizione orale che della tradizione scritta. Questo lo facciamo non per dissacrare l’avvenimento soprannaturale ma per darne una spiegazione razionale.  

a) Il racconto orale dell’apparizione tra verità e … qualche leggenda

Né nell’Archivio del Santuario né in quello della Curia Vescovile non troviamo documenti scritti dove si narra del fatto miracoloso del monte Perello. Per circa tre secoli l’evento è stato tramandato oralmente dagli abitanti della zona. Di questa mancanza di  documenti scritti e delle ricerche fatte a partire dal 1613, ne fa fede una annotazione nel libro dei conti conservato nell’Archivio del Santuario: “… Si annota come si è dato a Antonio di Andrea Pulzini lire 6 per spendere in vescovato per trovare la notizia della parition ( apparizione) della madonna …” .
Veniamo ora al racconto dell’apparizione, tramandato oralmente per decenni e  in seguito scritto con il conseguente arricchimento un poco leggendario per renderlo più accattivante.
Era il 2 luglio dell’anno 1413, un tempo festa della Visitazione: il contadino Ruggero Gianforte de Grigis di Rigosa si trovava sulla falda orientale del monte Perello intento a falciare fieno magro sugli spiazzi erbosi tra la boscaglia di faggi, frassini e aceri.
Era intento al suo lavoro quando ad un tratto vide davanti a sé, in mezzo a una luce sfolgorante, una  bellissima Signora: forse perché intento al suo lavoro o forse perché intontito per l’improvvisa visione e in un primo momento incerto della improvvisa visione, si dice che il buon uomo non fece nessun cenno di riverenza e “manco si tolse il cappello”. Forse perché colpita dall’indifferenza del contadino, dopo qualche momento la Signora sparì.
Ben presto però la Signora ricomparve ma questa volta, forse perché non era stato preso alla sprovvista o perché avesse riflettuto e si fosse magari dato dello stupido per non aver riconosciuto nella Signora la Madonna, il buon contadino si scoprì il capo e si pose in ginocchio davanti alla visione.
Di fronte a questo gesto di venerazione, la Madonna  prese la parola chiedendo a Ruggero di riferire ai suoi compaesani che Lei desiderava che in quel luogo venisse costruito una chiesa in suo onore ed in venerazione dell’infallibile mistero della visita a S. Elisabetta sua parente, da Nazareth alle montagne di Ebron in Palestina.
Per confermare l’apparizione e indicare il luogo dove far sorgere la chiesa, la Signora fece nascere da un ceppo di faggio un ramoscello d’olivo. Non si sa se il miracolo sia avvenuto all’istante o in un secondo momento. La tradizione orale propende per la seconda ipotesi e cioè che il ramoscello d’olivo sia spuntato in un secondo momento e cioè nel corso della quarta apparizione. Si sa di certo però che gli abitanti di Rigosa  unitamente agli abitanti di Sambusita, che a quel tempo era la parrocchia di appartenenza, su invito del veggente si recarono sul posto e videro con i loro occhi il miracolo e cedettero alle parole di Ruggero. Subito dopo si misero all’opera per soddisfare il desiderio della Madonna, e dice la tradizione che subito qualche giorno dopo (si indica il 19 luglio) si recarono sul posto con pale e  picconi per scavare e appianare il pendio per costruire la prima delle tre chiese che oggi compongono il complesso del Santuario. In questa prima chiesetta venne rinchiuso il ceppo di faggio, secco, con il ramo d’olivo.
Una certo stupore suscita la comparsa del ramoscello d’olivo sul ceppo marcio di faggio. L’apparizione di una virgulto di olivo, in una terra fredda come la zona del Perello non è certamente usuale e poiché da sempre lo si è ritenuto come un segno di pace, la crescita di questo virgulto lo si può ritenere come monito celeste e un invito alla riappacificazione tra le famiglie della zona, in un contesto di guerre fratricide tra le fazioni Guelfe e quelle Ghibelline  che in quel secolo imperversavano anche in Valle Brembana e in Val Serina, ha certamente indotto il veggente a vedere in esso un segno del cielo per implorare la riappacificazione tra le varie famiglie della zona.  

b) L’apparizione attraverso i documenti

Documenti scritti, anteriori alla  metà del Seicento, comprovanti l’apparizione della Beata Vergine in questo luogo impervio non si trovano in nessun archivio, tantomeno dichiarazioni da parte delle autorità ecclesiastiche diocesane del tempo. Il primo documento in assoluto che cita il Santuario della Visitazione di Maria a S. Elisabetta al Bosco del Perello, è la Bolla pontificia di Papa Alessandro VI del 1498 che però non sancisce la veridicità dell’apparizione ma bensì tratta dei privilegi concessi ai “Sindici” del Santuario e attesta l’esistenza del culto alla Vergine Santissima.
Il primo racconto proveniente dalla tradizione orale riguardante l’apparizione, rappresentato attraverso una serie di immagini, risale al 1512 e consiste in quattro affreschi raffiguranti le quattro apparizioni, commissionati a certo Angelo Grigis posti nella seconda chiesa. Sotto questi affreschi erano poste quattro piccole lapidi seicentesche in marmo nero, ancora oggi visibili nella chiesa superiore, dove in modo didascalico vengono raccontate i quattro episodi. I quattro affreschi del Cinquecento, purtroppo ora sono andati persi non si sa se coperti da intonaco o distrutti. Dopo questa prima illustrazione delle apparizioni, vengono commissionati altro quattro quadri a a: “Piero Bastenis (Baschenis?) dipintore deve dar contati a lui per dipingere la istoria del miracolo…”  come si legge nel Libro dei conti del Santuario.
Un primo racconto dell’evento miracoloso del Perello lo troviamo nelle Effemeridi sagro profane di Donato Calvi dove si legge: “… 1413: a Ruggiero figlio di Gio. Gridi da Rigosa, che con la falce si tratteneva a tagliare fieno, quattro volte apparve S. Elisabetta Madre del Precursore in forma di grave Matrona (dicon che fosse la Vergine Santissima) ordinandoli l’ultima volta che nel sito in cui si trovava, si dovesse fabricar una chiesa in memoria della Visitazione della Madonna …” .
Certamente lo storico bergamasco non doveva essere in possesso di molte notizie di “prima mano” tant’è vero che poco tempo dopo sia il Vicario Foraneo di Selvino che un discendente del veggente si sentiranno in dovere di scrivere al Calvi per dare dettagliate notizie circa l’apparizione della Madonna al Perello.
Per il linguaggio usato e per l’importanza delle testimonianze, i due documenti meritano essere qui trascritti. Così scrive il curato di Selvino:

Molto ill.mo et Reverendissimo
Tardi ho havuto l’avviso suo, et Tardi la comodità delli sindici della chiesa della B.V. di Perello sottoposta alli comuni di Sambusita et Rigosa, qual vien governata da doi sindaci per cadauno di quelli. Nell’anno 1413, il giorno non si ritrova, apparve la B. V. tutta rispendente in nuvola a Rogero  Gritti del comune di Sambusita che con la ranza o falce segava fieno in una valle alpestre boschiva tra essi comuni, et quello non conoscendo chi ella fosse non si cavò neanco il cappello o berretta che fosse, et gli disse che esso Rogero dovesse parlare alli detti comuni che fabricassero una chiesa in quel loco dove era apparsa, et non volendo credere gli comuni gli apparse di nuovo l’istesso anno e gli disse che fabbricassero la chiesa dove era nata l’oliva verde sopra un troco verde di faggio, qual oliva fu vista nascere in un subito dal detto Roggero; et gli comuni vedendola credettero et incominciarono fabbricare una chiesuola, nell’altar della quale collocarono il troco con l’olivo , come ora si vede, in successo di tempo ne fabbricarono due altre chiesuole una sopra l’altra, ma tutte due sopra la prima con un altare solo per chiesa, sopra quali si celebra a divotione d’ogni uno. Hanno tre porte, et vi sono quattro stanze per il romito et forestieri assai comode; vi sono due sacrestie con fornimenti bianchi assai adorni.  Vi serve un sacerdote per mesi 7 all’anno tutte le feste di precetto et tutti gli sabbati: gli altri mesi 5 resta serrata quasi sempre per le nevi at freddi perché non vi è sole di sorta alcuna. Ha entrata di £ 1000 incirca, ha il suo campanile con due bonissime campane. Si vedono molte grazie avute da diversi sopra quadri dipinti et portati da chi ha avute gratie, et sono molti.Si celebra la festa alli 2 luglio ch’è la visitazione d’essa B.V. a S. Elisabetta con gran concorso di gente da tutte le parti, et si può dire che sia miracolo a non essersi mai visto far criminale alcuno in tal occorrente. Le gratie fatte, come ho detto sono infermi risanati, liberatione di naufragio in mare et da assassini, da archibugiate, fioriva assai ai tempi passati più che hora, ha un bellissimo pulpito fatto di nuovo et vi si predica la sua festa et la domenica seguente. In spirituale è governata dalli curati di detti comuni. Se bene sono tre chiese, sono però dentro alle tre porte suddette, è tenuto in grande divotione da tutti questi contorni et anco lontani. Io non so dargli più chiara relatione; se nel discorrere troverà qualche particolarità gliene darò notitia, et mi scusi della tardanza. Offerendomi più vigilante ad altri suoi cenni io di vero cuore gli baccio le m.(ani)
In Selvino, gli 26 dicembre 1667
D.V.S.M.Ill.mo et Reverend.mo Aff.mo Pre Donato Garotti curato di Selvino et V.F. (Vicario Foraneo)

A sua volta, il sacerdote don Giacomo Gritti de Rogiero, discendente del veggente del Perello, si sente in dovere di dare la sua versione scritta dell’evento, certamente partendo dalla tradizione orale a lui giunta attraverso i racconti degli antenati.

M. ill.mo et Reverendissimo
Oltre l’informatione data delle mie chiese devo per debito d’ottemperanza verso V. S. M. R. et per gratitudine ancora verso la B.V.M. significarvi come l’anno 1413 la B.V. apparse ad un tal Roggero di Giovanni della Casta dei Gritti, oriundo da quel Salvito Gritti che fabbricò Salvino, cittadino di codesta città originario, apparse io dico a questo Roggero in un luogo detto Perello, luogo aspro, scosceso, erto et montivo et boschivo posto nelli confini delli comuni di Rigosa e Sambusita Valle Brembana, Vicariato di Serina, ordinandoli che unito con li comuni suddetti di Rigosa e Sambusita lì fabbricassero una chiesa in suo honore e perché la prima volta non li prestassero fede, li apparse per la seconda volta dicendogli che dovesse andar li sindaci di detto luogo che havebber ritrovato un olivo nato da un tronco secco e poscia sparse con gran splendore, quivi poscia venuti li sindaci il giorno seguente ritrovaver l’olivo miracoloso, e vi fabbricare un tempio sontuoso, anzi tre templi uno sopra l’altro abbarbicati nel monte con spesa incredibile, ma tutto d’elemosine stanti li fan miracoli operati. Il miracolo dell’olivo e l’apparita Ruggero si vede in un antico altarino nel tempio più a basso dipinto a fresco e per relatione dei più vecchi dicono esser quello il loco miracoloso dove apparse e da un libro vecchio li 27 marzo 1536 e chiamata S. Maria dell’olivo. Che sei stata fabbricata d’elemosine solo l’attesta li 4 febbraio 1480 l’illustrissimo Mons. Ludovico Donato, vescovo di Bergamo in una carta pergamena. Nella seconda chiesa sopra il muro a fresco si vede l’apparizione della B.V. a Ruggero in tre quadri, una con l’olivo et ancora il splendore quando sparse l’ultima volta. Vi è un decreto che ordina che l’istoria del miracolo si metta in loco più cospicuo e queste sono le parole precise dette, se non erro dal vicario Generale del Ill.mo Vescovo Emo. Nel 1662 asserisce Cornelio Megliorio Vic. Gen. dell’illustrissimo Morin Giorgio, vescovo di Brezza essere stata fabbricata da licenzia ordinarii corroborata da Bolle di Alessandro 6 et Urbano 8 P.P.M. essendo vacante la sede di Bergamo. Tutti questi attestati li è cavati sculture e pergamene poste in un cassone in sacrestia antica di detta chiesa et io l’ho vista e cavata. Di più per relatione de più vecchi apparse un fontanino che ancora scaturisce lontano 25 pazze. Miracolo acciò potessero fabbricare e ciò ad istanza del detto Ruggero. Dicono ancora che volendo fabbricare in un poggio più abbasso le rondinelle e colombe portassero la materia di calce al luogo dell’olivo e pare veramente impossibile come non sdrusci nel vallone sostenendosi con tre ordini di mura abbarbicati o per dir meglio radicati anzi nel vallone con spesa incalcolabile stante la lontananza della materia, ma ciò volse solo per restar il tutto miracoloso. Ha lire 800 d’entrata, mantenendo un cappellano, et avendo ancora nella terza chiesa posta sopra le altre due, il tabernacolo con il S.S. Sacramento in ogni tempo le tavolette, li voti, le scarzole, archibugi, spade, ceppi, figure di rame innumerevoli, devono essere pure sufficienti, per autenticare li miracoli oltrechè tutti qui passati asseriscono qualche miracolo speciale. La mia povera casa V. S. Molto rev. Riverentemente vanta d’aver ricevute grazie cotanto segnalata dalla B. V. Maria, perché noi siamo discesi da quel Ruggero Gritti come autenticano le mie scritture il nome di Ruggero ancora preso per soprannome solo per tal memoria oltre la cognome ed indubitata relativa di tutti li più vecchi e di tutti li più circonvicini a quei luoghi. L’apparizione suddetta fu li 2 luglio 1413 suddetto per cader in tal giorno la visita di S. Elisabetta et per essere nella terza chiesa l’immagine della detta Visitazione si domanda la sua maggior solennità con tal nome. Di questo porto notizia a V.S. M. Illmo et revdo come grazia segnalatissima fatta dalla B. V. alla mia casa, acciò la di lei Benignità con quella penne, che già ho reso suo nome immortale al tempo tutto, si degni ancora d’eterna dal onore della B. V. privilegio della Casa d’un suo servitore humilissimo e sia certo mi obbligherà a tal segno che altra essere con mia eterna gloria di lei almeno mi troverò in ogni canto in a pregiatissimi comandi.
D. V. S. ill. R.ma Devoto e Aff.mo Pre Giacomo Gritti de Rogiero Curato di Villa di Serio”

Dopo il Donato Calvi altri eminenti storici non solo locali ma anche della Serenissima Repubblica Veneta hanno dato notizia di questa apparizione, prendendo spunto sia dalla tradizione orale che dai verbali redatti dai Vescovi di Bergamo in occasione delle loro Visite pastorali.
Come si può osservare, la tradizione orale e quanto scritto dai due sacerdoti collimano quasi in tutto

c) Alcune considerazioni alla luce della fede

Che ci sia stata una apparizione della Madonna, è ragionevole pensarlo, però dubitare è sempre possibile. In ogni luogo dove la Madonna è apparsa ha lasciato un segno. Se guardiamo alle due grandi apparizioni degli ultimi centocinquant’anni vediamo che a Lourdes ha fatto scaturire l’acqua miracolosa; a Fatima lascia ai veggenti tre segreti avveratisi puntualmente nel corso della storia. Anche in questo santuario ha lasciato un segno e per non dubitare dell’apparizione del Perello bisognerebbe dare una spiegazione plausibile all’evento miracoloso: come è possibile far nascere un olivo da un ceppo secco di faggio? Come può nascere un olivo in una zona dove, a memoria d’uomo non hanno mai resistito queste piante e perché proprio un ramoscello d’olivo? Certamente per dimostrare che l’evento era miracoloso, ma se vogliamo dare anche una spiegazione più spirituale si può dire che Maria, che dalla  Chiesa è paragonata all’olivo che con i suoi verdeggianti rami fa bella mostra di se in Palestina, ha voluto confermare la sua presenza in quel luogo e significare, una volta di più, la sua presenza e la sua protezione sulla Chiesa in un momento di sbandamento e di guerre fratricide che stava insanguinando anche i nostri territori.
Certamente il prodigio ha destato non solo curiosità ma anche un rigurgito di devozione nella Madre celeste. Infatti, in un secolo e mezzo in questo posto impervio e solitario sono state costruite ben tre chiese e per farlo i costruttori dovettero affrontare un lavoro immenso per scavare la montagna e trasportare a spalle o a dorso di mulo tutto il materiale edile.
Non sta a noi indagare se l’apparizione sia avvenuta effettivamente o sia frutto di una tradizione orale, però ci sembra che la semplice devozione non possa bastare a giustificare tutto quello che al Perello è sorto in questi secoli. Perché sobbarcarsi una simile impresa e costringere i devoti di Maria a salire fin quassù tra le boscaglie, quando si sarebbe potuto costruire un luogo di culto a lei dedicato in un luogo più comodo e accessibile.
L’evento miracoloso del germoglio d’olivo nato dal ceppo secco del faggio ha dato la conferma dell’evento miracoloso tramandato oralmente ed il via alla costruzione del santuario. Anche se tutto ciò può essere solo frutto di una tradizione e non è suffragata da prove concrete, a quel ceppo e a quell’olivo si possono ricollegare due significati ben precisi: la figura del Cristo, come leggiamo nel profeta Isaia: “Un germoglio spunterà dal ceppo di Jesse” (Is, 11,1) e quell’olivo come il desiderio di pace che anche allora era anelato dalle popolazioni della nostra terra bergamasca.
Il Santuario, dedicato alla Visitazione di Maria a Santa Elisabetta, sorto in questo luogo impervio e solitario, rimanda a Cristo e alla sua Madre, sempre pronta ad intercedere per i propri figli.
Alla luce di quanto scritto circa la mancanza di documenti comprovanti l’apparizione e il perdurare della sola tradizione orale, viene comunque spontanea una domanda: Come mai il grande cardinale di Milano Carlo Borromeo in occasione della sua Visita apostolica non abbia indagato a fondo su questo evento e nemmeno abbia fatto murare il ceppo, cosa decretata solo  130 anni dopo dal Vescovo diocesano. È nota infatti la rigorosità del Santo Visitatore  nell’appurare la veridicità dei fatti riguardanti apparizioni e culto delle reliquie e sono noti gli interventi da lui fatti per eliminare superstizioni e culti a reliquie e santi ritenuti non conformi alla dottrina. Per quanto Riguarda il Santuario della Visitazione di Santa Maria al Bosco del Perello, nei verbali della Visita apostolica non risulta fatta nessuna indagine e non ci sono decreti che ne limitino il culto. E se non lo ha vietato avrà avuto ottime e solide ragioni per farlo.


 
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